30 novembre 2009

Gerarchia e violenza nell'infanzia di _Tyrannosaurus_


Chiunque possegga un pollaio ed abbia osservato il comportamento delle galline avrà notato che questi animali sono fortemente gerarchici, e che tale rigida gerarchia è spesso mantenuta tramite interazioni violente che costituiscono il cosidetto "ordine di beccata", il diritto dei dominanti di infierire letteralmente sui subordinati, colpendoli col becco. Questo tipo di comportamento è osservato anche nei raggruppamenti di coccodrilli, nei quali non sono rari gli scontri a morsi, capaci di lasciare cicatrici vistose, sopratutto sul cranio.
La logica dell'inferenza filogenetica quindi implica che questo genere di comportamento era presente anche negli archosauri fossili, compresi i theropodi mesozoici. In particolare, è plausibile che i taxa con crani massicci e aventi dermascheletro ispessito e rugoso fossero soliti interagire con i conspecifici a morsi. Come discusso in precedenti post, la presenza di lesioni rimarginate nei crani di numerosi theropodi è interpretabile non tanto come scampata predazione, quanto come cicatrici di scontri cruenti ma non letali con membri della stessa specie.
Un caso molto interessante è stato descritto di recente.
Peterson et al. (2009) descrivono il cranio molto ben conservato di un esemplare giovanile di Tyrannosaurus dalla Formazione Hell Creek. Sulla base dell'istologia ossea, è stimata un'età alla morte di 12 anni, che indica un animale al termine dell'infanzia, prossimo alla maturità sessuale e alla fase di crescita accelerata che avrebbe portato l'animale dai 7 metri di lunghezza ad oltre 12 nel giro di pochi anni.
La tafonomia del sito non mostra tracce di predazione da parte di spazzini, né di disturbo fisico del corpo. Nonostante ciò, il cranio mostra delle vistose lesioni, a carico di un processo mascellare del nasale, completamente assente, oltre a quattro perforazioni ellittiche, disposte ad arco lungo la parte dorsale del rostro. Le perforazioni mostrano segni di rimarginazione, e ciò esclude che siano legate alla morte dell'animale. Inoltre, il rostro pare leggermente asimmetrico a livello della lesione, deformandosi in avanti verso sinistra. Dato che il resto del fossile non mostra tracce di deformazione, è escluso che l'asimmetria sia stata generata dalla fossilizzazione. Pertanto, è plausibile che la causa delle perforazioni e dell'assenza del ramo mascellare del nasale abbia provocato una crescita anomala nel rostro, producendo una leggera asimmetria nel muso dell'animale. La forma e disposizione delle perforazioni è interpretabile come l'effetto di un morso. L'unico animale noto nella Formazione Hell Creek capace di infliggere un morso con quella forma e dimensione (sia generale che nelle perforazioni) è un esemplare giovanile di Tyrannosaurus: né i coccodrilli né gli adulti di Tyrannosaurus hanno denti con sezione così compressa. Inoltre, il fatto che le lesioni fossero rimarginate indica che, probabilmente, non furono inflitte con l'obiettivo di uccidere, ma che, probabilmente, erano parte di un comportamente aggressivo non finalizzato alla predazione. In poche parole, si tratta probabilmente dei segni derivanti da un "ordine di beccata".
Pertanto, è probabile che i giovani di Tyrannosaurus, come dedotto anche in altri taxa, fossero gregari, e formassero gruppi gerarchizzati composti da animali approssimativamente della stessa taglia, e che tale gerarchia fosse mantenuta tramite un comportamento aggressivo che comprendeva morsi non letali, rivolti al cranio dei subordinati.

Ringrazio Joseph Peterson per avermi inviato una copia del suo articolo.

Bibliografia:
Peterson J.E., Henderson M.D., Scherer R.P., & Vittore C.P., 2009 - Face Biting on a Juvenile Tyrannosaurid and Behavioral Implications. Palaios 24:780-784.

29 novembre 2009

Eternal Sunshine of the Spotless Megalosaur



Finalmente, l'attesa descrizione dell'intero materiale attribuibile con sicurezza a Megalosaurus bucklandii è stata pubblicata (Benson, 2009). Lo stesso Benson è artefice della riabilitazione tassonomica di Megalosaurus e del suo clade Megalosauroidea, dopo decenni di oblio. Effettivamente, con l'avvento del rigore metodologico della sistematica filogenetica, era parso molto debole lo status dei "megalosauridi", e Megalosauridae pareva più un comodo (ma poco valido) sgabuzzino dove collocare qualsiasi tetanuro che non fosse uno spinosauro, un allosauroide o un coelurosauro. Persino lo stesso Megalosaurus pareva privo di caratteri diagnostici, mettendo in dubbio la sua effettiva validità come taxon naturale.
Ora, dopo una serie di studi dettagliati, appare evidente che Megalosaurus è un taxon valido, avente una sua univoca combinazione di caratteristiche, ma che non comprende altre specie oltre alla specie-tipo M. bucklandii. Sebbene esistano evidenze di altri tetanuri basali coevi e simpatrici con Megalosaurus, a quest'ultimo possono essere attribuiti con buona sicurezza un numero significativo di resti ossei, oltre al dentale lectotipico. Ora, conosciamo il mascellare, jugale, parte delle ossa postdentali, alcune vertebre presacrali, il sacro completo, alcune caudali, buona parte dell'arto anteriore ad eccezione della mano, buona parte del cinto pelvico, femore e tibia ed alcune ossa del piede.
Ad un'osservazione generale, Megalosaurus ricorda molto Torvosaurus, ed, in effetti, esso è sia morfologicamente che dimensionalmente intermedio tra il grande tetanuro della fine del Giurassico e gli altri megalosauroidi del Giurassico Medio. Megalosaurus è un theropode dalla corporatuta robusta: il cranio appare relativamente corto ed alto (ad esempio, il mascellare è meno allungato rostralmente rispetto agli altri tetanuri basali), gli arti sono corti e robusti. Questa morfologia è vagamente "abelisauride", ed, in effetti, è significativa la similitudine tra alcuni caratteri dentari di Megalosaurus e gli abelisauridi. Questa somiglianza potrebbe essere un'indicazione di analoghe nicchie ecologiche. In effetti, e ciò è molto interessante, attualmente non abbiamo prove di una co-esistenza di megalosauridi ed abelisauridi: i primi sono prettamente del Giurassico Medio-Superiore, i secondi non paiono diversificarsi prima della metà del Cretacico (almeno in base ai dati attuali, quindi, non mi stupirei di essere smentito in futuro da nuovi ritrovamenti che estendano il range di almeno uno dei due cladi, sovrapponendolo all'altro). Io lancio questa ipotesi così, come provocazione: è possibile che l'estinzione dei megalosauridi abbia liberato una serie di nicchie ecologiche, le quali furono occupate da una linea di Ceratosauria che poi, diversificandosi, divenne Abelisauridae?
Prossimamente: il senso dell'essere un Megalosauroide...

Bibliografia:

Benson R.B.J, 2009. A description of Megalosaurus bucklandii (Dinosauria: Theropoda) from the Bathonian of the UK and the relationships of middle Jurassic theropods. Zoological Journal of the Linnean Society.

James Madsen

In questi giorni si è spento James Madsen, uno dei massimi esperti di dinosauri della Formazione Morrison. La sua dettagliata monografia sull'osteologia di Allosaurus (Madsen, 1976a) è tra le opere più citate nel campo della morfologia e anatomia dei theropodi mesozoici. A lui si deve anche l'istituzione di altri theropodi del Giurassico Superiore nordamericano, come il tyrannosauroide Stokesosaurus Madsen (1974) ed il probabile megalosauroide Marshosaurus Madsen (1976b).

Bibliografia:

Madsen, J. H., Jr, and Stokes, W. L. (1963). New information on the Jurassic dinosaur Ceratosaurus. Geol. Soc. Am. Spec. Pap. 73: 90.

Madsen, J.H. (1973). On Skinning a Dinosaur. Curator. XVI (3): 225-266.

Madsen, J. H., Jr. (1974). A new theropod dinosaur from the Upper Jurassic of Utah. J. Paleontol. 48: 27-31.

Madsen, J.H. Jr. (1976a). Allosaurus fragilis: a revised osteology. Utah Geol. Mining Surv. Bull., 109: 1-163.

Madsen, J. H., Jr. (1976b). A second new theropod dinosaur from the Late Jurassic of East Central Utah. Utah Geol. 3: 51-60.

Madsen, J.H., Jr., McIntosh, J.S., and Berman, D.S. (1995) Skull and atlas-axis complex of the Upper Jurassic sauropod Camarasaurus Cope (Reptilia: Saurischia). Carnegie Museum Net. History Bull. 31, 1-115

Madsen Jr., J.H. and Welles, S.P. (2000). Ceratosaurus (Dinosauria, Theropoda), a revised osteology. Utah Geological Survey Miscellaneous Publications (MP-00-2): 80 p.

27 novembre 2009

80000 grazie!


Oggi, il contatore dei visitatori del blog ha superato le 80 mila visite!
Grazie ancora a tutti coloro che, anche solo occasionalmente, si sono fermati a leggere i miei post. Nonostante la sua vocazione ultra-di-nicchia e tendenzialmente tecnica, Theropoda pare resistere alla competizione memica nel piccolo ecosistema della paleontologia sul WEB. La rete, in effetti, è come un ecosistema, ed i lettori/visitatori sono la misura del successo "adattativo" dei siti, della loro capacità di persistere e svilupparsi. Altri blog, siti o forum paleontologici (in particolare, in italiano) non hanno retto alla competizione "intraspecifica" per conquistare fette della popolazione paleontofila, e si sono estinti (ovvero, hanno progressivamente perso l'interesse del pubblico, il quale ha preferito cliccare altrove).
Credo che il successo di questo blog derivi dalla sua "coerenza": fin dalla sua nascita, Theropoda si è dato un profilo netto, al quale è rimasto fedele:
-Basarsi prettamente sui theropodi, pur concedendosi occasionali sconfinamenti in taxa prossimi. Questo rigore tematico ha reso Theropoda un punto di riferimento sicuro ed affezionato, come mi confermano le numerose dimostrazioni di stima ricevute in questo anno e mezzo di vita del blog.
-Rigorosa attinenza alle fonti scientifiche, da me sempre lette direttamente e citate, proprio per permettere a chiunque di verificare quanto scrivo: Theropoda non fa "copia e incolla" da altri siti, e propone sempre l'avanguardia della paleontologia dei theropodi.
-Impostazione "ultrazionale". Questo blog non si limita a parlare della paleontologia dei theropodi, non è un freddo rendiconto delle ultime scoperte. In quanto appassionato studioso di questo tema (da quasi 10 anni), voglio esprimere il mio giudizio personale (che spero sia abbastanza maturo per essere meritevole di essere letto), la mia interpretazione (con tutti i pregi ed i difetti dell'autore), e spiegare perché e come vedo i theropodi, cosa significhino dal punto di vista naturalistico, quali implicazioni e contributi portino alla teoria evolutiva, alla nostra concezione del Tempo Profondo.
Per me, i theropodi, oltre ad essere meravigliosi in sé, oltre ad essere tra le più belle e spettacolari forme di vita comparse sulla Terra, sono anche mirabili esempi particolari di quei fenomeni generali che hanno plasmato tutti i viventi, noi compresi.
Spero che parte della passione che esprimo nello scrivere in questo blog sia trasmessa ai lettori che lo leggono.

Grazie ancora a tutti i miei lettori! La quota 100 mila non è lontana!

25 novembre 2009

Stupido come un dinosauro...

I dinosauri sono spesso citati come icona della massima stupidità animale. In effetti, se paragonate all'intelligenza degli scimpanzè, capace di catturare delle formiche infilando uno stecco all'interno del formicaio, le (presunte) capacità intellettive di uno stegosauro paiono misere. Tuttavia, dubito che l'intelligenza media di un mammifero giurassico fosse molto superiore a quella di un dinosauro giurassico. Uno scimpanzè ha 150 milioni di anni di vantaggio evolutivo che il povero stegosauro non ha potuto accumulare. Quindi, sarebbe onesto confrontare l'intelligenza di uno scimpanzè con quella di un dinosauro attuale. Il video qui sotto mostra come i corvidi (uccelli, quindi dinosauri) hanno le stesse capacità mentali degli scimpanzé: l'animale non solo riesce a risolvere un problema complesso e non immediatamente risolvibile, ma lo fa costruendo uno strumento, chiaramente progettato nella sua mente per assolvere ad una specifica funzione. Credo che per i miei lettori non sia sconosciuto il caso del pappagallo cinerino al quale fu insegnato a parlare e capace di discriminare qualitativamente oggetti ed a eseguire mentalmente semplici operazioni matematiche. Mio fratello ha osservato un gruppo di cornacchie lasciare deliberatamente delle noci sulle strade all'arrivo delle auto, per sfruttare il loro passaggio per rompere i gusci. Proprio in questi giorni è circolata la notizia, che deve ora essere verificata scientificamente, di osservazioni etologiche su dei corvidi che hanno mostrato comportamenti verso i propri compagni morti che suggeriscono una consapevolezza della morte. Inoltre, alcuni studi, sempre sui corvidi, indicano chiaramente che questi animali non solo riconoscono i propri compagni di gruppo, cooperando, ma sono in grado di mentire (ovvero, hanno una concezione della mente altrui, e possono manipolarla) e di riconoscere la propria immagine riflessa. Tutto questo, senza l'orribile ed offensivo dinosauroide.





_Cruxicheiros_ (Benson & Radley, in stampa) vs. _Duriavenator_

Avevo ritenuto opportuno non citare questo studio, fintanto che è in press; tuttavia, vedo che in rete è citato (sulla DML e in alcuni blog paleontologici), quindi deduco che non sia soggetto a qualche embargo. Il fatto stesso che sia scaricabile dal sito dell'Acta Palaeontologica Polonica implica che sia già di pubblico dominio.
Benson & Radley (in stampa) descrivono alcuni resti frammentari di un theropode di taglia medio-grande provenienti dal Giurassico Medio Inglese. Sebbene frammentari, i resti sono attribuibili probabilmente ad un unico individuo, e presentano un'autapomorfia a livello della regione prossimale del femore. Questo theropode può essere confrontato con alcuni theropodi coevi dell'Inghilterra e della vicina Europa continentale aventi parti ossee comparabili (in particolare, Megalosaurus, Poekilopleuron, ma non Duriavenator) e parrebbe non essere riconducibile a quei taxa (ma, ripeto, non è possibile stabilire ciò per Duriavenator). Sulla base di queste argomentazioni, gli autori istituiscono la nuova specie Cruxicheiros newmanorum.
Cruxicheiros è chiaramente un tetanuro basale: esso presenta almeno tre apomorfie dei tetanuri a livello delle vertebre e dell'ileo. Intressante notare che uno di questi caratteri, la cresta verticale sopracetabolare dell'ileo, era precedentemente ritenuto un carattere tipico dei tyrannosauroidi, ma che attualmente mostra una distribuzione più ampia (essendo noto anche in Piatnitzkysaurus e Siamotyrannus, il quale, a differenza del nome, è un probabile allosauroide). Benson & Radley immettono Cruxicheiros in un'analisi dei Tetanuri che è la versione "pre-neovenatoride" dell'analisi di Benson et al. (2009). Tale analisi, non aggiornata, non risolve la posizione di Cruxicheiros aldilà di Tetanurae non-Neotetanurae incertae sedis. Se invece immettiamo Cruxicheiros nell'analisi di Benson et al. (2009), esso risulta esterno al nodo Megalosauroidea + Neotetanurae, risultando il più basale dei tetanuri inclusi nello studio. Tuttavia, va notato che questa posizione basale è sostenuta da una sola plesiomorfia, la proporzione della faccetta distale del peduncolo pubico. La condizione del carattere non è perfettamente conservata in Cruxicheiros, e potrebbe essere scorretta. Inoltre, almeno due tetanuri più derivati (Eustreptospondylus e Fukuiraptor) mostrano la stessa condizione, rendendo plausibile l'ipotesi che tale carattere possa revertire (e quindi, rendere possibile una posizione più derivata per Cruxicheiros). Da notare, a questo proposito, che il grado di pneumatizzazione delle vertebre dorsali in Cruxicheiros è intermedio tra la condizione "megalosauroide" e quella "neotetanura", suggerendo una sua possibile affinità con questi ultimi. Infine, proprio per il fatto che l'unico carattere "plesiomorfico" che porrebbe Cruxicheiros alla base di Tetanurae sia presente in un megalosauroide (Eustreptospondylus), ed il fatto che nel Giurassico Medio inglese sia già noto un megalosauroide che, per ora, NON può essere confrontato direttamente con Cruxicheiros, ovvero, Duriavenator (noto solo da resti del cranio, regione anatomica finora sconosciuta per Cruxicherios), implicano un ragionevole dubbio sulla validità del nuovo taxon. Per ora, i dati parrebbero sostenere la validità di Cruxicheiros, anche se, data la sua frammentarietà, non si può negare la possibilità che possa risultare sinonimo di Duriavenator.

Bibliografia:
Benson, R. B. J., and J. D. Radley. in press. A new large-bodied theropod dinosaur from the Middle Jurassic of Warwickshire, United Kingdom. Acta Palaeontologica Polonica, available online 20 Nov 2009.
Benson, R.B.J., Carrano, M.T and Brusatte, S.L. 2009. A new clade of archaic large-bodied predatory dinosaurs (Theropoda: Allosauroidea) that survived to the latest Mesozoic. Naturwissenschaften .doi:10.1007/s00114-009-0614-x

24 novembre 2009

Buon Compleanno a "L'Origine delle Specie"!



Esattamente 150 anni fa, veniva pubblicato il libro più significativo nella storia delle Scienze Naturali, nonché una delle più importanti opere del pensiero umano, sia come contenuti che come implicazioni: "Sull'Origine delle Specie per mezzo della Selezione Naturale" di Charles R. Darwin.
Anche se alla maggioranza di coloro che hanno letto il libro più famoso di Darwin ciò non appaia al primo colpo, un posto rilevante nelle argomentazioni di questa opera spetta ai theropodi.
Chi non ha letto il libro, ora probabilmente potrebbe pensare che Darwin, nella sua opera, citi dei dinosauri carnivori. In realtà, nel 1859 il termine Theropoda non era stato ancora coniato, e di taxa fossili di quel clade si conosceva solo Megalosaurus (ritenuto una sorta di coccodrillo gigante). In realtà, i theropodi presenti nel capolavoro di Darwin non sono fossili, ma attuali: i piccioni. Darwin, infatti, parla ampiamente delle razze di piccione domestico, e di come esse siano state plasmate per selezione artificiale. Da tale osservazione e da moltissime altre, Darwin pervenne al concetto della selezione naturale.
Anche se il grande naturalista inglese non lo cita per i suoi legami mesozoici, in un piccione è presente ancora moltissimo della sua storia evolutiva. Sarà proprio il più fidato sostenitore di Darwin, Thomas H. Huxley, il primo ad ipotizzare uno stretto legame tra uccelli e dinosauri (Huxley, 1868, 1870).
Per convincervi, basta guardare lo scheletro del comune piccione, il risultato di 230 milioni di anni di evoluzione aviale, cioè maniraptoriana, cioè tetanura, cioè theropode, cioè dinosauriana.

I caratteri elencati nell'immagine sono solo un campione delle numerosissime apomorfie della storia evolutiva del piccione riconducibile al suo retaggio glorificato:
1-Assenza di denti. 2-Rostro basso rispetto al cranio postorbitale. 3-Lacrimale alto e gracile. 4-Frontale con marcate mensole orbitali. 5-Neurocranio espanso. 6-Frontoparietale incurvato. 7-Retroarticolare corto. 8-Collo sigmoide. 9-Pneumatizzazione vertebrale. 10-Coste cervicali ridorre. 11-Robusto tubercolo coracoideo. 12-Ampio contatto sterno-coracoideo. 13-Scapola non espansa distalmente. 14-Processi uncinati ossificati. 15-Ulna incurvata. 16-Papille ulnari. 17-Radio gracile. 18-Carpale semilunato. 19-Primo dito della mano estensibile medialmente. 20-Secondo metacarpale allungato. 21-Terzo metacarpale incurvato. 22-Assenza del V dito. 23-Assenza del IV dito. 24-Terzo dito più corto del secondo. 25-Terzo metacarpale gracile. 26-Dolicoilio. 27-Più di 4 sacrali. 28-Furcula. 29-Sterno più ampio del coracoide. 30-Ampia carena sternale. 31-Meno di 10 caudali con processi trasversi. 32-Punto di transizione caudale. 33-Metà distale della coda rigida. 34- Cresta trocanterica. 35-Trocantere craniale posto prossimalmente. 36-Pube lungo quanto il femore. 37-Pube proiettato caudalmente. 38-Ischio laminare. 39-Cresta cnemiale. 40-Fibula gracile. 41-Articolazione mesotarsale con calcagno ridotto. 42-Piede tridattilo. 43-V metatarsale ridotto. 44-Primo dito non articola coi tarsali. 45-Piume. 46-Penne remiganti. 47-Penne timoniere.


Bibliografia:
Huxley T.H. 1868. On the animals which are most nearly intermediate between birds and reptiles". Annals of the Magazine of Natural History 4 (2): 66–75.
Huxley T.H. 1870. Further evidence of the affinity between the dinosaurian reptiles and birds". Quarterly Journal of the Geological Society of London 26: 12–31.

22 novembre 2009

Paleontologia d'altri tempi

In vari post ho discusso della nuova paleontologia, che si avvale delle nuove tecnologie e dell'informatica per analizzare i fossili in ambiti e con dettagli un tempo ritenuti impossibili. Un tempo, le cose erano ben diverse.
Il fossile era affrontato in maniera diretta, rude, quasi avventurosa. I preparatori dovevano estrarre i resti dalle rocce, spesso in condizioni ambientali estreme.
In assenza di computer, scanner 3D, TAC e altre diavolerie moderne, gli eroici pionieri della paleontologia erano comunque in grado di elaborare interessanti ipotesi ecologiche e funzionali, spesso producendo eleganti modelli, testabili scientificamente (ad esempio, sui fossili stessi).
Oggi, purtroppo, l'atmosfera romantica di quei tempi pare essere svanita.

(ma sarà vero? secondo me, no...)

21 novembre 2009

Fuori Tema - Non di solo Theropoda vive l'uomo

Sebbene il mio campo di studio preferito sia tutto ciò che è più vicino ad Allosaurus fragilis rispetto a Saltasaurus loricatus, non disdegno tutto ciò che, pur non appartenendo a Theropoda, è comunque più affine evolutivamente ad un theropode rispetto ad una lucertola, un chelone o un essere umano.
Attualmente, sono impegnato in 5 studi paleontologici. Di questi, uno non si occupa di theropodi, e, quindi, a livello emotivo, è un gradino sotto gli altri. Un gradino piccolo e appena sensibile, ma nondimeno tale da impormi un incentivo emotivo supplementare. In questo caso, l'orgoglio di essermi messo in gioco ufficialmente, partecipando al Paleo Paper Challenge.
Lo studio in questione riguarda la ridescrizione di un esemplare frammentario di coccodrillo marino giurassico, per la precisione, un Metriorhynchidae, conservato in parte al Museo Capellini di Bologna. Lo studio, che sto preparando assieme a Federico Fanti, procede bene. Quando sarà il tempo, ne parlerò dettagliatamente.
La scorsa settimana, sono stato a Bologna proprio per raccogliere informazioni aggiuntive e per realizzare alcune figure schematiche dell'esemplare. Assieme a me e Federico, erano presenti, in qualità di grezza manovalanza arruolata & volontaria, due matricole naturalistiche dell'Università di Bologna, Fabio Manucci e Filippo Bertozzo. Eccoci, appoggiati ad una delle lastre oggetto dello studio: da sinistra, Fabio, Filippo, il sottoscritto, e Federico (a parte me ed il metriorinco, in quella sala erano tutti con nomi che iniziano per "F").
Un grazie ai ragazzi, ricordando loro che la Parte B del Metriorinco attende di essere visionata...

20 novembre 2009

Intervista a Fabio Marco Dalla Vecchia

Quando ero adolescente, la passione paleontologica si poteva coltivare principalmente tramite i libri. Internet allora era una sconosciuta tecnologia appannagio esclusivo di poche università straniere, non un fenomeno sociale mondiale che permea la vita, inflaziona la comunicazione ed annulla le distanze. I miei libri paleontologici dell'adolescenza erano sopratutto opere divulgative, spesso traduzioni dall'estero. Ciò li rendeva, inevitabilmente, obsoleti prima ancora di essere letti. Allora, non me ne rendevo conto.
La mia prima "vera" letteratura scientifica paleontologica fu un numero speciale de Le Scienze, di metà anni '90 che, grazie alla "Jurassic-mania" allora dilagante, era dedicato ai dinosauri (e ad altri rettili mesozoici). Sebbene la maggioranza degli articoli fosse di autori stranieri, due articoli erano di un giovane paleontologo italiano, Fabio Marco Dalla Vecchia.
Nonostante condivida amicizie in comune con lui (Lukas Panzarin e Marco Auditore), fino al recente Congresso di Bologna non ho mai avuto l'occasione di incontrare direttamente Fabio.

Grazie alla ex-"sconosciuta tecnologia" citata all'inizio di questo post, ho potuto intervistare Fabio; e sempre grazie a lei, ora condivido con voi le sue risposte. L'avrei mai immaginato, quindici anni fa?

Oltre alla regione istriana, i tuoi studi sugli arcosauri si sono occupati di fossili dall'Europa Orientale, Nordafrica, Medio Oriente e Sudamerica.
Mi ha molto colpito la tua esperienza in Iran, un paese che, nonostante la sua notevole storia geologica a cavallo delle placche Africana e Asiatica, è praticamente sconosciuto per buona parte degli occidentali. Hai ricordi particolari legati a queste esperienze?
Fabio - L’Iran è costituito da un “assemblaggio” di varie microplacche prese nel mezzo tra Afro-arabia e Asia, come hai detto tu. I monti Zagros nel sud sono la sutura tra Afro-arabia e Asia. Questo lo rende un paese molto sismico. Mentre ero in Iran per motivi paleontologici, nel settembre 2002, ho visitato la stupenda città fortificata di Bam. Quattordici mesi dopo è stata rasa al suolo da un terremoto che ha fatto oltre 28.000 morti. Dell’Iran mi ha colpito la cordialità della gente e gli stupendi paesaggi. E’ un paese di grande civiltà e di una cultura millenaria, molto più tranquillo e “normale” di quello che si vuole far credere. A parte un breve periodo a Teheran, a nordest della capitale sulla Via della Seta e a Isfahan, abbiamo passato la maggior parte del tempo a cercare evidenze di dinosauri nella regione sud-orientale di Kerman. Lì quando si sta sul piano si è a oltre 1500 m di altitudine e la vegetazione è quasi del tutto assente quindi la struttura geologica del paesaggio è esposta perfettamente. Il cielo è sempre terso, il clima è secco e le montagne hanno colori pastello: grigio, giallo, rosa, rosso, verde e nero. Abbiamo trovato i primi resti ossei di dinosauro iraniani (in particolare un dente di teropode trovato dal nostro collega iraniano Majid) ai piedi di una montagnola dalla cima piatta poco ad est della quale inizia il deserto di Lut. E’ un labirinto di rocce rosse, per lo più arenarie di origine continentale e marino-costiera con al tetto calcari a rudiste. Però dopo pochi giorni di prospezione la polizia ci ha fatto spostare perché la zona non era sicura per noi stranieri. Oltre il montagnozzo c’è una pista percorsa dai trafficanti di droga che si dirigono verso il Golfo (ad est c’è pure l’Afghanistan) e che talvolta rapiscono gli occidentali per chiedere la liberazione dei loro amici incarcerati. O almeno questa è la spiegazione che ci hanno fornito.

All'ultimo Convegno dell'SVP e nel Congresso di Bologna dello scorso settembre, sono state mostrati i risultati del tuo studio al "Villaggio del Pescatore", in stampa. Puoi anticipare qualcosa?
Fabio - Beh, a dire il vero a Bologna non ho presentato niente (sono stato solo uno dei field-trip leaders a Trieste), mentre all’SVP meeting di Bristol ho presentato un poster sul nuovo dinosauro italiano rinvenuto ben 10 anni fa nel sito del Villaggio del Pescatore (Trieste), ma senza anticipare il nome, naturalmente, perché fino alla pubblicazione è coperto dal cosiddetto “embargo”, quindi è top secret. Comunque non manca molto all’uscita dell’articolo. Su questo dinosauro è stato detto di tutto e di più, ma senza basi. L’unico studio effettuato su di esso è quello che sta per uscire. Si tratta di un animale del tutto peculiare, rappresentato da resti fossili unici. E’ in alcuni aspetti diverso da tutti gli altri dinosauri ad esso strettamente imparentati. Ci fornisce per la prima volta un’idea di come erano fatti dinosauri di tale tipo, perché è rappresentato da uno scheletro completo ed articolato. Appena pubblicato l’articolo ti potrò raccontare molto di più.

In qualità di uno dei maggiori studiosi di pterosauri basali, qual'è la tua opinione sull'origine di questi rettili? In particolare, nonostante l'ipotesi più condivisa tra gli studiosi tenda a collocare Pterosauria prossimo a Dinosauria, è significativa una marcata somiglianza con arcosauromorfi di "grado prolacertiforme" o con taxa enigmatici quali i Drepanosauridi, entrambi ben documentati in Italia. Come interpreti queste somiglianze?
Fabio - Non sono ancora del tutto convinto da nessuna ipotesi sull’origine degli pterosauri. Si tratta di animali molto specializzati e del tutto peculiari già nelle forme più antiche e primitive che conosciamo. Secondo le analisi cladistiche di autori differenti “cadono” in parti diverse del cladogramma e sono dunque più strettamente imparentati con animali diversi, come hai detto tu, dai drepanosauridi ai prolacertiformi ai dinosauromorfi. La maggioranza li considera Ornithodira, dunque Arcosauri vicini ai Dinosauromorfi, ma l’attendibilità di una ipotesi scientifica non si valuta a maggioranza. Il problema sta nei caratteri che si codificano nella matrice, da come si codificano e da quali taxa si utilizzano. E’ facile “indirizzare” il risultato di una analisi in un senso o nell’altro, anche inconsciamente, inserendo più caratteri che hanno particolare significato per i taxa che si conoscono meglio o che ci “piacciono” di più. Le somiglianze di per sé possono essere solo convergenze oppure plesiomorfie. Mi piacerebbe molto poter lavorare su questo aspetto della paleontologia dei vertebrati, ma purtroppo nessuno mi paga per farlo e quella del paleontologo è comunque una professione.

Attualmente, stai compiendo ricerche in Spagna. Com'è nata questa collaborazione, e di cosa ti occupi?
Fabio - Da quest’anno sono ricercatore dell’Àrea de Recerca del Mesozoic all’Institut Català de Paleontologia di Sabadell, che attualmente ha sede in via provvisoria presso l’Università Autonoma di Barcellona. Questo grazie al mio collega ed amico Angel Galobart, responsabile dell’Àrea de Recerca del Mesozoic, che conosce il mio lavoro ed ha ritenuto potesse essere utile allo sviluppo dei progetti che sono in corso in Catalogna. Negli ultimi anni sono stato invitato due volte a tenere presentazioni orali in occasione di meetings paleontologici internazionali in terra di Spagna: a Fumanya (in Catalogna) e a Salas de los Infantes (Burgos), quindi il mio lavoro è più considerato nella penisola iberica che in quella italiana. Per il momento mi occupo principalmente dello studio dei dinosauri adrosauridi maastrichtiani della Conca di Tremp (Pallars Jussà), coadiuvando i miei colleghi Rodrigo Gaete, Albert Prieto-Marquez e, naturalmente, Angel Galobart. Si tratta anche di inserirli nel più vasto contesto dell’arcipelago europeo, nel quale viveva anche Antonio e Telmatosaurus (un adrosauroide della Romania). C’e’ parecchio materiale e molto lavoro da fare. In compenso, la paleontologia in Catalogna e’ molto piu’ considerata dalle istituzioni che in Italia. Qui e’ piu’ facile lavorare.

Grazie
Potete trovare una dettagliata bibliografia di F.M. Dalla Vecchia qui.

19 novembre 2009

Geometria della macroevoluzione


L'evoluzione viene spesso rappresentata sotto forma di scale ascendenti, alberi ramificanti, cespugli intricati, linee più o meno tortuose, catene montuose, plateau...
Spesso, l'iconografia dell'evoluzione nasconde desideri artistici, aspirazioni filosofiche, canoni estetici. Ne consegue che spesso l'iconografia dell'evoluzione sfumi più nella propaganda emotiva che nella rappresentazione oggettiva.
Esiste un modo per rappresentare l'evoluzione che sia "oggettivo"? In senso assoluto, probabilmente no. L'atto stesso di decidere di rappresentare determinati ambiti evolutivi rispetto ad altri è una contaminazione soggettiva. Nondimeno, alcune rappresentazioni sono più oggettive di altre. Ad esempio, un diagramma generato da un calcolatore è più oggettivo di uno tracciato da mano umana. Il bel albero colorato che vedete qui è la radiazione delle specie non-neornithine di Theropoda note, così come elaborato dal programma TreeView sulla base di uno dei risultati dell'analisi di Megamatrice operata dal programma PAUP.
La lunghezza orizzontale è proporzionale al numero di eventi evolutivi intercorsi in ciascuna linea (quindi, NON è un asse temporale/cronologico, ma morfometrico), mentre l'asse verticale è solamente la posizione dei taxa inclusi, posizionati da TreeView secondo l'opzione di default presente nel programma (in questo caso, con i taxa disposti in serie successiva crescente in base ai rispettivi valori combinati di Rango del Clade e Rango Patristico: per ora, non è necessario che sappiate i significati di questi termini). I colori dei sottocladi sono ordinati secondo la scala cromatica.
Aldilà della freddezza dei termini e dei calcoli, trovo che sia una forma bellissima, rappresentazione di 160 milioni di anni di macroevoluzione.

17 novembre 2009

Theropoda: dal Blog al Talk!



Se il prossimo 6 dicembre siete dalle parti di Parma (Italy) e morite dalla voglia di incontrare il vostro blogger theropodologico di fiducia, vi segnalo questo incontro dell'APPI.
Durante l'incontro saranno esposte opere di illustrazione paleontologica di Davide Bonadonna e Loana Riboli, artisti amici di questo blog, e potrete ascoltare le relazioni delle due maggiori promesse della dinosaurologia italiana: Simone Maganuco (Museo di Storia Naturale di Milano) e Federico Fanti (Museo Capellini di Bologna).
Infine, come bizzarra esperienza multimediale, sarà presente un mio intervento, una sorta di post theropodologico-ultrazionale dal vivo, ovviamente, su temi e nei modi che i miei lettori fedeli conoscono bene.
Ringrazio l'APPI per avermi invitato a partecipare.

Per ulteriori informazioni, clikkate qui.

15 novembre 2009

Il mio dinosauroide


Nella pletora di ricostruzioni più o meno fantasiose sull'ipotetico theropode senziente, ecco la mia personale interpretazione (bozzetto di mezz'ora) di un dinosauroide derivante da un deinonychosauro basale di grado "unenlagiino-troodontide".
A differenza del "dinosauroide di Russell", non credo che l'espansione dell'encefalo imponga una trasformazione radicale dell'anatomia theropode. A parte le modifiche relative all'espansione del neurocranio, con relativa riorganizzazione delle ossa palatali e mandibolari e la riduzione della muscolatura connessa, penso che lo scheletro postcraniale di un maniraptoro sia perfettamente idoneo per un organismo senziente. Theropodi con crani voluminosi, come i tyrannosauridi, dimostrano che non è necessario evolvere una postura eretta per sostenere la testa. Un collo semieretto e sigmoide, come si osserva in numerosi uccelli moderni, dimostra che l'anatomia theropode permette di sostenere crani espansi senza variare l'inclinazione della colonna vertebrale dorsale. Analogamente, la natura iper-inetta dei pulcini degli uccelli neognati e la sproporzione osservata in Apteryx (il kiwi) tra uovo e genitore, mostra che un dinosauroide potrebbe generare prole inetta, di grandi dimensioni (quindi con grande cervello) senza evolvere una gestazione di tipo placentale.

14 novembre 2009

I Theropodi dell'Istria

Dal punto di vista dinosaurologico, la regione istriana è nota prettamente per le orme fossili. Tuttavia, non mancano i resti ossei, sebbene quasi sempre isolati, attribuibili sopratutto a sauropodi ed ornithopodi. I resti ossei di theropodi sono finora molto rari. Dalla Vecchia (2000) descrive due esemplari (illustrati in appendice a Dalla Vecchia, 2001) di theropodi dall'inizio del Cretacico Inferiore dell'Istria.
Il primo, un dente laterale di un theropode di piccola taglia, è compresso lateralmente, privo di costrizione basale, ondulazioni di smalto o solchi longitudinali, e presenta una marcata asimmetria nella dimensione dei denticoli mesiali e distali. Questa combinazione di caratteri è tipica dei denti di grado velociraptorino (Eudromaeosauria non-Dromaeosaurus e Microraptoria non-Microraptor), anche se in questi ultimi i denticoli mostrano l'apice uncinato, assente nel dente istriano. Attualmente, questa morfologia dentaria è nota anche nei tyrannosauroidi basali (Proceratosaurus, Dilong), taxa ben rappresentati nel Cretacico Inferiore Inglese. Quindi, il dente istriano potrebbe appartenere ad uno dei due gradi citati, ed è provvisoriamente attribuito a Coelurosauria indet.
Il secondo, un unguale lungo circa 8-10 cm, ha una forma allungata, poco incurvata, con tubercolo flessorio basso e separato dalla faccetta prossimale tramite un solco trasversale, ed avente il solco collaterale che raggiunge il margine dorsale a metà dell'unguale. Questa combinazione di caratteri ricorda gli ornithomimosauri (come Pelecanimimus, anch'esso del Cretacico Inferiore europeo, ed avente come l'esemplare istriano un solco a livello del tubercolo flessorio). La morfologia del solco collaterale ricorda il primo unguale di Megaraptor, sebbene il resto dell'anatomia sia chiaramente differente (Megaraptor ha il margine ventrale affilato e una marcata asimmetria nella posizione dei due solchi collaterali). Per ora, non è possibile andare oltre Theropoda indet.

Bibliografia:
Dalla Vecchia, F.M. 2000. Theropod footprints in the Cretaceous Adriatic-Dinaric carbonate platform (Italy and Croatia). In Perez-Moreno B., HoltzT.,Sanz J.L. & Moratalla J.J. (eds), "Aspects of Theropod Paleobiology", Gaia, 15:355-367, Lisboa.
Dalla Vecchia, F. M. 2001. A vertebra of a large sauropod dinosaur from the Lower Cretaceous of Istria (Croatia): Natura Nascosta, n. 22, p. 14-33.

11 novembre 2009

L'uomo discende dalle scimmie, ed il dinosauroide discende da...

Curiose convergenze si intrecciano tra theropodi fantasy di diverse fazioni.
La paleo-zoo-blogosfera è oggi attraversata da un comune senso di fastidioso prurito, dovuto al ritorno cronico di un parassita mentale di natura falsamente theropodologica chiamato "Dinosauroide di Russell". Per quelli di voi che non sanno cosa sia il dinosauroide, vi rimando ai post di Darren Naish (qui), ed ad un mio vecchio post ultrazionale.
Riassumendo, io non condivido minimamente l'ipotesi fanta-evolutiva di Russell & Séguin (1982) sull'evoluzione di un theropode umanoide a partire dai troodontidi. Ciò principalmente perché, come altri, non trovo logicamente sostenibile che la forma umanoide sia condizione necessaria all'evoluzione di un'intelligenza evoluta paragonabile alla nostra. L'intelligenza potrebbe evolvere in organismi aventi tutt'altra anatomia, per niente umanoidi (per "umanoide" intendo un organismo di tipo "animale tetrapode" bipede ed eretto). Inoltre, l'anatomia dei theropodi ha evoluto organismi molto intelligenti, come i corvidi ed i pappagalli, aventi intelligenze paragonabili a quelle dei primati antropomorfi, senza evolvere corpi umanoidi. Pertanto, perché evolvere un corpo umanoide in un theropode? Non se ne vede alcuna ragione, così come nessuno cerca di ipotizzare dei primati con corpi da theropode (immaginate un babbuino tyrannosauro-morfo...). In questo post voglio però accettare, almeno per una volta, l'ipotesi di Russell & Séguin (1982). Immaginiamo che il dinosauroide sia una realtà, ed abbia esattamente l'anatomia descritta da Russell & Séguin (1982). Russell ha creato il dinosauroide estrapolando il corpo, sulla base di alcune assunzioni di evoluzionismo generale, a partire dall'anatomia dei troodontidi. Quindi, filogeneticamente, il dinosauroide di Russell sarebbe un troodontidae derivato. Ma è veramente così? A ben vedere, il dinosauroide di Russell ha un mix anatomico tale che, se fingessimo di non sapere la sua "evoluzione" (così come imposta da Russell & Séguin, 1982) non potremmo automaticamente stabilire da quale clade di theropodi si sia evoluto. Insomma, il dinosauroide chiede di essere incluso in un'analisi filogenetica! E così ho fatto: basandomi sulle informazioni presenti in Russell & Séguin (1982) ho codificato il dinosauroide in Megamatrice.
Il risultato, veramente interessante, sia per le implicazioni filosofiche che paleontologiche, indica che il dinosauroide non è un troodontide, bensì... rullo di tamburi... un aviale confuciusornithiforme! Ebbene sì, il dinosauroide non solo condivide l'anatomia umanoide, ma avrebbe avuto anche una storia evolutiva simile a quella umana: come gli ominidi, anche i dinosauroidi discenderebbero da piccole forme arboricole, in questo caso i confuciusornithidi. A questo punto, non si può che dare atto ad alcuni illuminati studiosi dello scorso decennio di aver visto giusto sulle potenzialità evolutive di Confuciusornis: Hou et al. (1995), nel ricostruire Confuciusornis, gli diedero una postura eretta verticale*, che, sebbene sia del tutto assente e quindi altamente improbabile nei dinosauri, è molto simile a quella dell'ipotetico dinosauroide!
Curiose convergenze di fantascienze...

*Per evitare malintesi sull'idea che abbia imposto un legame tra "dinosauroide" e conficiusornithidi, specifico che nella mia codifica in Megamatrice di Confuciusornis NON ho seguito la ricostruzione di Hou et al. (1995), che ritengo improbabile, né che è presente alcun carattere legato alla postura verticale (eretta) della colonna vertebrale (condizione assente nei dinosauri).

Bibliografia:
Hou, L-H., L. D. Martin, Z-H. Zhou, and A. Feduccia. 1995. A beaked bird from the Jurassic of China. Nature 377:616618.
Russell, D.A. & Séguin, R. 1982. Reconstruction of the small Cretaceous theropod Stenonychosaurus inequalis and a hypothetical dinosauroid. Syllogeus 37, 1-43.

09 novembre 2009

L'importanza di essere vertebra



Aerosteon dorsal vertebrae

La colonna vertebrale è l'asse portante dell'anatomia dei vertebrati (che prendono il nome proprio da ciò). I theropodi non fanno eccezione. Eppure, negli studi sull'evoluzione dei theropodi, le vertebre sono la regione anatomica meno studiata. Ciò contrasta con quanto accade nei sauropodi, dove l'anatomia vertebrale è complessa e significativa al pari del resto dello scheletro, al punto da meritare l'esistenza di un Blog devoto solo a lei. Il cranio e gli arti sono le regioni scheletriche che attirano maggiormente l'attenzione dei ricercatori, e sicuramente monopolizzano gli interessi dei profani. Per molti, forse, le vertebre non sono particolarmente interessanti, e, probabilmente, non paiono essere particolarmente distintive dei theropodi.
Io ho un particolare interesse per le vertebre dei theropodi. Prima grazie allo sviluppo di Megamatrice, poi grazie a Kemkemia, ho imparato ad apprezzare questa parte dell'anatomia theropode al pari delle altre zone più blasonate. L'anatomia vertebrale theropode è molto più complessa di quanto possiate immaginare. Alcuni gruppi hanno vertebre molto peculiari, che li individuano senza ambiguità. Una cervicale noasauridae, con la sua tipica laminazione dell'arco, una carcharodontosauridae, con il suo sistema di recessi pneumatici, una dorsale alvarezsauridae dalla particolare articolazione centrale e disposizione delle parapofisi, un pygostylo ornithuromorfo, una caudale abelisauridae, con l'inusuale "dorsalizzazione" dell'arco, o una dromaeosauridae, dalle tipiche prezygapofisi ipertrofiche, sono identificabili al primo colpo! Altre vertebre sono più difficili da riconoscere subito, ma non meno affascinanti e significative.
Proprio per capire se e quanto le vertebre incidano nell'identificazione filogenetica dei theropodi, ho elaborato un'analisi particolare di Megamatrice, utilizzando solamente i caratteri della colonna vertebrale (attualmente 199, il 17% della matrice). Ovviamente, i taxa privi di informazioni vertebrali sono stati omessi: i restanti 126 sono stati quindi analizzati solamente sulla base delle loro caratteristiche vertebrali. L'analisi produrrà gruppi "consolidati", oppure produrrà gruppi bizzarri e poco plausibili se analizzati con i dati dell'intera matrice?
Di tutto questo, ne parlerò in un prossimo post.

08 novembre 2009

Un nuovo theropode piscivoro dal Cretacico Inferiore della Cina

Le evidenze di nutrizione piscivora sono sia dirette che indirette. Le prime sono resti di pasto, come frammenti ossei e squame di pesce rinvenuti in prossimità o all'interno di gabbie toraciche. Le seconde sono adattamenti scheletrici che nelle specie attuali sono spesso associati ad alimentazione piscivora. Ad esempio, mandibole strette ed allungate, portanti un numero elevato di denti conici, poco o per niente incurvati, né compressi e privi di seghettature. Nei theropodi, il caso più famoso di un fossile avente sia tracce dirette che indirette di piscivoria è l'olotipo di Baryonyx, che presenta una morfologia cranio-dentale piscivora e resti di scaglie parzialmente digerite associate allo scheletro addominale (Charig & Milner, 1997). Il caso di Baryonyx non è comunque il solo.
Zhou et al. (2002) riportano evidenze analoghe in Yanornis, un ornithuro del Cretacico Inferiore Cinese (noto per essere la "parte avialae" dell'infame chimera chiamata "Archaeoraptor").
Recentemente, un nuovo caso di evidente piscivoria è stato descritto, sempre dal Cretacico Inferiore della Cina: Jianchangornis Zhou et al. (2009). Questo nuovo theropode mostra una taglia ed una morfologia molto simile a Yanornis, ma se ne distingue per una serie di caratteri più plesiomorfici (assenza delle finestre nello sterno, presenza di un primo dito della mano robusto ed allungato). Il cranio, parzialmente articolato, mostra un lungo dentale avente circa 16-20 piccoli denti conici. Inoltre, resti di squame e vertebre di pesce sono associati alla regione addominale. Essendo questi resti gli unici fossili di animale presenti nella lastra oltre all'esemplare dell'aviale, data la loro posizione è presumibile che siano resti di pasto, avvalorando l'ipotesi piscivora. Come altri ornithuri basali, Jianchangornis presenta un robusto sterno carenato ed una morfologia del piede poco adatta ad appollaiarsi: è quindi probabile che questo theropode fosse un buon volatore ma che non tendesse a trascorrere molto tempo sugli alberi.

Bibliografia:
Charig A.J. and Milner A.C. 1997. Baryonyx walkeri, a fish-eating dinosaur from the Wealden of Surrey. Bulletin of the Natural History Museum of London, 53: 11–70.
Zhou Z.H., Clarke J., and Zhang F.C. 2002. Archaoraptor's better half. Nature, 420: 285.
Zhou Z.H., Zhang F.C., and Li Z.H. 2009. A new basal ornithurine bird (Jianchangornis microdonta gen. et sp. nov.) from the Lower Cretaceous of China. Vertebrata PalAsiatica 47:299-310.

05 novembre 2009

Rinascimento Italiano, Atto Terzo: Lukas Panzarin, il Poeta dei Ceratopsi




Considero un onore potermi dichiarare un amico di Lukas Panzarin (qui, sulla destra, con a sinistra il vostro blogger theropodologico di fiducia). Per me, egli rappresenta la massima espressione dell'Illustratore Paleontologico: eccellente competenza paleontologica ed assoluta padronanza della tecnica artistica. Lukas è senza dubbio il massimo esperto italiano di Marginocephali (Ceratopsi e Pachycephalosauri). Se io mi sforzo di esprimere con la scrittura la mia passione ed amore per la scienza dei theropodi, Lukas trasmette pienamente la sua passione e competenza paleontologica nelle opere illustrative, in particolare, nelle meravigliose ricostruzioni in vivo dei marginocefali, che, a mio parere, sono ineguagliabili. Alcune sono state utilizzate in importanti ricerche scientifiche (Farke et al. 2009), ed altre, che per ora non posso divulgare*, fanno parte di uno spettacolare studio in arrivo, che ha avuto grande risalto all'ultimo Congresso della Society of Vertebrate Paleontology (e nel quale Lukas stesso è stato menzionato per i suoi meriti).
Per quanto riguarda le ricostruzioni scheletriche, è eccellente e superbo.
Adoro i suoi theropodi!
La cura del dettaglio ed il rigore anatomico sono comparabili ai grandi di questa particolare disciplina illustrativa, come Gregory Paul.
Le parole che seguono sono di Lukas stesso, che ha risposto ad alcune mie domande su cosa sia, per lui, la "paleoarte".
Giustifica"La mia idea di paleoarte è più in sintonia con le rappresentazioni di gente come Burian, Stout, Knight, o Berry, in linea di principio per una questione filologica, anche se effettivamente il termine è stato coniato da Hallet con connotazioni leggermente differenti. Per la stessa natura del soggetto rappresentato, le chiavi di lettura delle immagini (o sculture) sono molteplici, ma il più delle volte slegati dall'ambito scientifico da cui nascono e a cui fanno riferimento, il che rende il paleoartista non l'occhio del paleontologo (come ha più volte espresso Rey), ma l'occhio del proprio (soggettivo) mondo mesozoico (a prescindere dalle consulenze) ."

"L'illustrazione scientifica è altra cosa, ed è, per certi versi, (nel caso dei disegni tecnici), una delle colonne su cui poggia il lavoro dei paleontologi. Quanti specialisti hanno dovuto sbatter la testa contro il muro perchè le foto (o delle illustrazioni scarse) erano indecifrabili sotto ogni punto di vista? E' a questa seconda fascia a cui mi sento sempre più legato, benchè la ricostruzione di animali in vita è una cosa di cui non potrei fare a meno, vista la rielaborazione del dato soggettivo (il fossile) in un qualcosa di personale ed unico, la mia visione intima di un animale oramai estinto."

"Per quanto mi riguarda, le infuenze maggiori sullo stile le ho avute da Stout, Henderson, Hallett e Paul, benchè ora stia (ri)scoprendo maggiormente i lavori di Adrie and Alfons Kennis, Skrepnick, e Matternes, in particolar modo nell'utilizzo delle maquettes. Per quanto riguarda invece le tavole techiche, i modelli che spero in futuro di raggiungere sono Crisand e Berger (gli illustratori e incisori del Ceratopsia di Hatcher....), oltre alle stupende ricostruzioni di Donna Sloan."

Bibliografia:
Farke A.A., Wolff E.D.S., Tanke D.H. 2009. Evidence of Combat in Triceratops. PLoS ONE 4(1): e4252. doi:10.1371/journal.pone.0004252
*Una delle tavole inedite è l'attuale sfondo del desktop del mio PC.

Un'ipotesi di storia evolutiva di Tyrannosauroidea

NOTA BENE: QUESTO POST NON HA PRETESE DI ESSERE UN'ARTICOLO SCIENTIFICO, MA E' SOLO UNA MIA SUGGESTIONE DERIVANTE DA UN'ANALISI FILOGENETICA NON PUBBLICATA. Pertanto, nessuno è autorizzato a citarla come ipotesi scientifica, che non è, dato che è solamente un post in un blog.

Alla luce delle numerose novità tyrannosauroidi del 2009, ecco il risultato più recente di Megamatrice, dopo la ri-codifica di Proceratosaurus.

Ammettiamo per un attimo che questo risultato persista, esso ha le seguenti conseguenze:

La posizione e l'età di Proceratosaurus implicano una grande radiazione tyrannosauroide nel Giurassico Medio, che generò almeno quattro linee:
Coeluridae: clade molto basale, e difatti morfologicamente molto simile agli altri Coelurosauria basali di grado "compsognathoide". (Giurassico Medio-Superiore).
"Stokesosauridae": la prima radiazione di grandi tyrannosauroidi. (Giurassico Medio-Berremiano).
Proceratosauridae: Clade di tyrannosauroidi crestati di taglia medio-piccola. (Giurassico Medio-Barremiano).
"Neotyrannosauria" ("tyrannosauroidi derivati"). (Giurassico Medio-Fine del Cretacico). Interessante notare che questo clade è per ora l'unico ad avere forme nel Cretacico "medio" e Superiore, e che, attualmente, non è noto da fossili giurassici.
Questo dato parrebbe mostrare un evento di estinzione tra i tyrannosauroidi, avvenuto nel Cretacico Inferiore, che avrebbe eliminato Stokesosauridi e Proceratosauridi, permettendo la radiazione adattativa dei Neotyrannosauria.
Avvertenza: All'interno di Neotyrannosauria abbiamo un clade, "Alioramidae", che potrebbe essere "spurio", derivante dall'inclusione nell'analisi di taxa codificati su esemplari non adulti, ovvero, stadi ontogenetici immaturi che presentano un mix di caratteri tipici delle forme filogeneticamente più basali.

Suggestione? Pazzia prematura ed immotivata?
Post Scriptum: Attendo con ansia le analisi filogenetiche di Tyrannosauroidea in preparazione, così da aggiornare i dati da cui deriva l'analisi mostrata qui ;-)

Sono pre-veggente? La ridescrizione di _Proceratosaurus_


Due giorni fa avevo pianificato di scrivere un post su Proceratosaurus bradleyi, un theropode di taglia medio-piccola dal Giurassico Medio inglese. Questo theropode, basato su un cranio articolato in buone condizioni, è il più antico coelurosauro noto (ad eccezione di Eshanosaurus, la cui età esatta è oggetto di discussione), e presenta numerose caratteristiche in comune con i tyrannosauroidi, affinità da tempo risultata in Megamatrice e rafforzata dalla scoperta di Guanlong, col quale condivide, tra l'altro, la presenza di una cresta nasale mediana. Tuttavia, non volevo impantanarmi troppo nei tyrannosauroidi basali, theropodi che in questo periodo hanno ricevuto una grande attenzione (Xiongguanlong, Raptorex, Alioramus altai, Sinotyrannus), ed ho accantonato l'idea.
Questa mattina, scopro che l'attesa ridescrizione di questo tyrannosauroide basale è stata appena pubblicata (Rauhut et al. 2009). Il cranio è stato ri-preparato, rivelando il lato ancora coperto dalla matrice rocciosa, ed analizzato con una tomografia assiale computerizzata, per identificare eventuali strutture interne. Lo studio conferma le suggestioni mie e di altri sullo status tyrannosauroide di Proceratosaurus, e suggerisce una possibile stretta affinità con Guanlong, che verrebbe attribuito al nuovo clade Proceratosauridae. Dato che questo risultato non è prodotto da Megamatrice (Proceratosaurus finora risulta più basale di Guanlong dentro Tyrannosauroidea), dedicherò la giornata a ri-codificare Proceratosaurus alla luce della nuova descrizione, ed ad aggiungere nell'analisi tutte le informazioni presenti in questo nuovo studio.

Per chi fosse interessato, l'articolo è scaricabile qui.

Bibliografia:
Rauhut, O.W.M., Milner, A.C., and Moore-Fay, S. 2009. Cranial osteology and phylogenetic position of the theropod dinosaur Proceratosaurus bradleyi (Woodward, 1910) from the Middle Jurassic of England. Zoological Journal of the Linnean Society.

04 novembre 2009

_Pelecanimimus_: uno spinosauro che imita un ornithomimo?

La potenza suggestiva di alcuni dettagli può abbagliare, al punto da far dimenticare tutto il resto. A me accade con alcuni volti di donne, la cui bellezza letteralmente mi resetta il cervello (eh, sì: non vivo solo di theropodi!). Alcuni paleontologi hanno invece un debole particolare per alcuni tratti anatomici, che fanno "resettare" tutto il resto, producendo ipotesi eterodosse. A volte sono gli arti, più spesso il cranio. In un caso, una curiosa coincidenza dentaria ha generato una bizzarra ipotesi fuori dal coro.
Pelecanimimus Peréz-Moreno et al. 1994 è un theropode di taglia medio-piccola dal Cretacico Inferiore della Spagna. La morfologia generale, nota da un esemplare articolato che conserva cranio, colonna presacrale e arto anteriore, è molto simile a quella degli ornithomimoidi. Di fatti, tutti gli autori concordano nel considerare Pelecanimimus una forma basale di ornithomimosauro, caratterizzato da mantenere i denti premascellari, mascellari e dentali (tutti gli altri ornithomimosauri di cui si conosca il cranio non presentano denti nell'arcata superiore e nella parte posteriore del dentale). La dentatura di Pelecanimimus è molto peculiare: esso presenta il più alto numero di denti noto per un theropode, oltre 200. L'elevato numero di denti è ottenuto dall'allungamento del rostro, dalla ridotta dimensione dei denti e dal fatto che sono strettamente assiepati. Conseguenza dell'elevato numero dei denti, il premascellare di Pelecanimimus ha ben 7 denti, contro i 4 presenti nella maggioranza dei theropodi. Questa elevata formula dentaria premascellare, unita all'allungamento del rostro, è condivisa con un solo altro gruppo di theropodi, Spinosauridae. Questa somiglianza potrebbe essere dovuta solamente a casuale convergenza morfologica, sebbene in uno studio essa sia stata proposta come prova di un legame tra Pelecanimimus e Spinosauridae.
Taquet & Russell (1998), nell'istituzione dello spinosauridae nigeriano Cristatusaurus (probabile sinonimo di Suchomimus e/o Baryonyx), sottolineano le somiglianza tra il piccolo theropode spagnolo e gli spinosauridi, avanzando l'ipotesi di un'affinità filetica.
L'idea che Pelecanimimus sia uno spinosauroide è suggestiva, ma, alla prova completa dei dati, destinata a essere scartata. Le evidenze a sostegno di questa ipotesi sono poche, alcune errata, e, in ogni caso, molto meno profonde delle affinità tra Pelecanimimus e ornithomimoidi.
Taquet & Russell (1998) presenta la seguente lista di affinità spinosauroidi, facilmente smentibili:
1)rostro allungato. Questo tratto è presente in molti coelurosauri, tra cui gli ornithomimosauri, quindi non è univoca prova di affinità con gli spinosauri.
2)denti mascellari e dentali molto numerosi. Questo carattere è condiviso con Baryonyx, ma non con gli Spinosaurinae (Irritator e Spinosaurus) i quali hanno un numero "tradizionale" di denti.
3)7 denti premascellari. Questo carattere è probabilmente il solo univoco tra i due taxa. Da solo, però, non può fare molto.
4)seghettatura dei denti ridotta o assente. Questo carattere è anche diffuso in molti maniraptoriformi (alvarezsauridi, paraviali basali, ornithomimosauri basali), quindi non è univoco.
5)presenza di una cresta sagittale sulla regione fronto-parietale in Irritator e Pelecanimimus. La presunta cresta di Irritator è risultata inesistente (Sues et al., 2002). In ogni caso, quella di Pelecanimimus non è ossea, bensì carnosa, preservata come impressione sulla lastra sedimentaria.

Pelecanimimus, quindi non pare avere grande affinità con gli spinosauri, a parta alcune somiglianze cranio-dentali, dovute a convergenza, probabilmente legate alla dieta ittiofagica. Non a caso, altri theropodi, come Austroraptor, hanno analoghe specializzazioni.

Una mole di altri caratteri di Pelecanimimus smentisce uno status spinosauridae, ed è invece compatibile con l'attribuzione agli ornithomimosauri:
1)premascellare corto rispetto al mascellare, privo di "rosetta". Negli spinosauri, il premascellare è allungato, con una marcata "rosetta" bulbosa.
2)collo allungato e con processi neurali bassi e poco pronunciati. Il collo spinosauridae è più corto e presenta processi spinali ipertrofici.
3)omero gracile e subrettilineo. L'omero spinosauridae è massiccio, sigmoide e presenta inserzioni muscolari pronunciate.
3)avambraccio allungato e con stretta aderenza tra radio e ulna. L'avambraccio spinosauridae è corto e massiccio.
4)mano allungata, con le tre dita di lunghezza subeguale ed unguali poco incurvati, muniti di ridotti tubercoli flessori. Sebbene la mano spinosauridae sia poco nota, sappiamo che gli unguali erano massicci e falciformi, molto diversi da quelli di Pelecanimimus.

In conclusione, la sola somiglianza dovuta ad una manciata di caratteri, per quanto accattivanti, non prova un legame particolare tra Pelecanimimus e Spinosauridae. L'ipotesi che il theropode spagnolo sia un parente degli ornithomimoidi è una spiegazione più semplice e soddisfacente dei dati noti.

Bibliografia:
Perez-Moreno, B. P., Sanz, J. L., Buscalioni, A. D., Moratalla, J. J., Ortega, F., and Raskin-Gutman, D. 1994. A unique multitoothed ornithomimosaur from the Lower Cretaceous of Spain. Nature, 370: 363-367.
Taquet, P. and Russell, D.A. 1998. New data on spinosaurid dinosaurs from the Early Cretaceous of the Sahara. Comptes Rendus de l'Académie des Sciences à Paris, Sciences de la Terre et des Planètes 327: 347-353.
Sues, H.-D., E. Frey, D. M. Martill, and D. M. Scott. 2002. Irritator challengeri, a spinosaurid (Dinosauria: Theropoda) from the Lower Cretaceous of Brazil. Journal of Vertebrate Paleontology 22: 535–547.

02 novembre 2009

Off Topic: CAUsing _Homalocephale_ extinction?


Piccolo fuori tema, che propongo nel caso non sia stato ancora sollevato da altri. Alla luce del recente studio di Horner & Goodwin (2009) sui pachycephalosauridae della Formazione Hell Creek, mi chiedo se un analogo destino toccherà ai pachycephalosauridi della Formazione Nemegt. In particolare, è possibile che Homalocephale Maryańska & Osmólska (1974) risulti essere un sinonimo nonchè stadio giovanile di Prenocephale Maryańska & Osmólska (1974)? Morfologia cranica, sviluppo delle finestre e grado di ossificazione delle suture parrebbero confermarlo. Non essendo questo un blog ornithischiologico, non vado oltre la segnalazione dell'ipotesi.

Bibliografia:
Horner, J.R. and Goodwin, M.B. 2009. Extreme Cranial Ontogeny in the Upper Cretaceous Dinosaur Pachycephalosaurus. PLoS ONE 4(10): e7626. doi:10.1371/journal.pone.0007626
Maryańska, T. and Osmólska, H. 1974. Pachycephalosauria, a new suborder of ornithischian dinosaurs. Palaeontologica Polonica, 30: 45-102.

Quello che gli altri non dicono a proposito di _Deinocheirus_

Oggi, finalmente, ho scaricato la pubblicazione originaria di Deinocheirus, dal sito di Palaeontologia Polonica (oltre a numerose altre pubblicazioni tratte dalla mitica spedizione Polacco-Mongola di 45 anni fa!).
Se fate una veloce ricerca in rete su Deinocheirus, troverete un mix di informazioni, più o meno speculative, su questo theropode. Pertanto, non voglio aggiungermi alla lista dei siti enciclopedici da cui attingere informazioni già note. In questo post parlerò di ciò che si sa di Deinocheirus, ma che raramente viene detto. Come sempre, io mi baserò solamente sulla pubblicazione originaria (Osmólska & Roniewicz, 1969) e non su libri divulgativi, speculazioni posteriori o rumors della rete.
Deinocheirus è figlio di tre madri, le paleontologhe polacche Zofia Kielan-Javorowska, Halszka Osmólska e Ewa Roniewicz. La prima scoprì l'esemplare nel 1965, nella località Altan Ula III, nella Formazione Nemegt della Mongolia meridionale. Le altre due sono le autrici della descrizione scientifica dell'esemplare (Osmólska & Roniewicz, 1969).
Questa è la planimetria del sito.
Oltre ai resti più noti, un cinto pettorale con arti quasi completo, l'esemplare conservava alcuni resti dello scheletro assile, in particolare alcuni frammenti di coste dorsali (il maggiore lungo un metro) ed alcune vertebre. Di queste, la meglio conservata ha un centro alto circa 14-15 cm, che, comparato con le dorsali craniali* di altri theropodi, ci permette di stimare la massa dell'animale prossima a quella di Tyrannosaurus. Già la comparazione con altri tetanuri è comunque sufficiente ad indicare una dimensione enorme, come mostra questa immagine di confronto con altri taxa, tutti alla stessa scala.
La descrizione originaria è molto accurata, con immagini delle ossa in varie viste (ciò ha grande valore per chi, come me, vuole immettere taxa frammentari nelle proprie analisi filogenetiche, aventi caratteri specifici di particolari dettagli anatomici, spesso non descritti nel testo ma deducibili dalle immagini).
Ad esempio, la vista prossimale della regione metacarpale mostra un robusto metacarpale I dalla morfologia relativamente plesiomorfica per un coelurosauro, privo dell'affilato margine dorsomediale presente nei maniraptori.
Come tutti i coelurosauri, Deinocheirus non presenta marcate fosse estensorie a livello dell'articolazione tra metacarpali e falangi: ciò implica una ridotta capacità di estendere le dita, se confrontata con i theropodi non-coelurosauri.
Un dettaglio interessante dell'unico esemplare di Deinocheirus è la presenza di alcune patologie a livello dell'articolazione tra le prime due falangi del terzo dito della mano sinistra, che probabilmente causarono modifiche nella muscolatura e mobilità del dito.
Megamatrice sta elaborando la sua posizione, dopo l'aggiunta dei nuovi dati che ho potuto immettere dalla pubblicazione originaria. Vedremo se lo status ornithomimosauro sarà confermato...

*Nel testo non è specificato a quale parte della colonna presacrale appartenga il centro citato; tuttavia, dato che i resti conservati sono del cinto pettorale, è presumibile che anche la vertebra provenga dalla parte rostrale del dorso.
Bibliografia:
Osmólska, H. and Roniewicz, E. 1969. Deinocheiridae, a new family of theropod dinosaurs. Palaeontologica Polonica, 21: 5-19.