31 maggio 2010

_Kayentavenator_ (Gay, 2010): Il primo tetanuro? (Aggiornamento)

Finalmente si torna a parlare di theropodi!
Iniziavo a temere che il Lato Oscuro di Dinosauria avesse preso il sopravvento...

Gay (2010) descrive i resti frammentari di un archosauro dalla Formazione Kayenta del Giurassico Inferiore del Nordamerica. I resti (alcune vertebre apparentemente caudali, ileo, pube, femori e tibia) risultano essere dinosauriformi sulla base della testa del femore distinta e proiettata distalmente e la presenza del trocantere craniale. Tuttavia, come stiamo imparando dopo Effigia, la bizzarra combinazione di caratteri presenti potrebbe indicare anche un qualche crurotarso di grado "poposauroide-crocodylomorfo basale". Per ora, non indago questa ipotesi, ed assumo che sia un dinosauromorfo: sulla base della marcata cavitazione delle ossa lunghe, della prominente cresta sopracetabolare e dell'acetabolo perforato, i resti risultano di un dinosauro theropode.
I resti sono diagnostici per la presenza di un solco prossimodorsale del femore, una lunga cresta mediodistale del femore, un condilo distale accessorio del femore e le caudali molto compresse trasversalmente, e costituiscono la base per Kayentavenator elysiae.

LA SETTIMANA PIU' CERATOPSIDE DELLA STORIA! Quinta Parte: _Medusaceratops_ (Ryan et al., 2010)

Anche se non ho molto tempo da dedicare al blog, almeno cito i nuovi ceratopsidi pubblicati in questi giorni di gioiosa inflazione marginocefaliana. Ora è la volta di Medusaceratops lokii (Ryan et al., 2010), dal Cretacico Superiore del Canada. Anche se questo nome fu, inizialmente, legato ad un altro ceratopside, il centrosaurino Albertaceratops, Medusaceratops è un taxon simpatrico ma distinto di chasmosaurino.
 

Spero a breve di poter ospitare una discussione più dettagliata di questi taxa...

Bibliografia:
Ryan M. J.; Russell, A. P., and Hartman, S.. 2010. A New Chasmosaurine Ceratopsid from the Judith River Formation, Montana", In: Michael J. Ryan, Brenda J. Chinnery-Allgeier, and David A. Eberth (eds), New Perspectives on Horned Dinosaurs: The Royal Tyrrell Museum Ceratopsian Symposium, Indiana University Press, 656 pp.

29 maggio 2010

LA SETTIMANA PIU' CERATOPSIDE DELLA STORIA! Quarta Parte: _Coahuilaceratops_(Loewen et al., 2010) e _Rubeosaurus_ (McDonald, 2010) by Lukas Panzarin.

Pensavate che esagerassi?
Dopo Ajikaceratops, il primo ceratopso europeo, Sinoceratops, il primo ceratopside asiatico, dopo l'assaggio di Diabloceratops, ecco altri nuovi ceratopsidi nordamericani.
Questa volta, finalmente, opere di Lukas Panzarin, il miglior paleoillustratore di ceratopsidi al mondo!
Coahuilaceratops e Rubeosaurus (artwork di Lukas Panzarin)
Entrambi questi ceratopsidi sono descritti nel Volume del Tyrrell Symposium sui ceratopsi. Non avendo ancora letto gli articoli, non mi soffermo sui dettagli.

Ringrazio l'ineguagliabile Lukas per aver condiviso queste grandissime opere di paleoarte.
E l'invasione non è ancora conclusa!

Bibliografia:
Ryan, M.J., Chinnery-Allgeier, B.J., and Eberth, D.A. (eds.) New Perspectives on Horned Dinosaurs: The Royal Tyrell Museum Ceratopsian Symposium, Bloomington, Indiana University Press.

28 maggio 2010

LA SETTIMANA PIU' CERATOPSIDE DELLA STORIA - Terza Parte: _Sinoceratops_ (Xu et al., 2010), il primo CeratopsiDAE Asiatico.

Ricostruzione preliminare (l'autore mi rimarca che alcuni dettagli del parietale sono da definire) di Sinoceratops, opera di Lukas Panzarin
Chi mi conosce sa che io NON amo le ipotesi paleo-geografiche basate sui dinosauri. Esse sono, nella maggioranza dei casi, delle semplicistiche estrapolazioni di dati frammentari. I dinosauri sono troppo poco noti per poter costruire delle robuste ipotesi paleogeografiche sulla base della loro distribuzione documentata.
Comunque, finalmente, dopo un secolo, un grande dilemma della paleogeografia dei dinosauri è stato risolto, ovvero, è stato dimostrato non esistere!

27 maggio 2010

LA SETTIMANA PIU' CERATOPSIDE DELLA STORIA - Seconda Parte: _Diabloceratops_ Kirkland & DeBlieux 2010

In concomitanza con la pubblicazione di Ajkaceratops esce l'attesissimo Volume: New Perspectives on Horned Dinosaurs: The Royal Tyrell Museum Ceratopsian Symposium, al quale dedicherò alcuni post.
Per ora, vi accenno ad uno dei nuovi ceratopsidi pubblicati in questo volume: Diabloceratops eatoni (Kirkland & DeBlieux, 2010) dal Campaniano medio dell'Utah.

Questo per darvi un'idea di cosa intendevo per "settimana più ceratopside della storia"... e c'è molto altro...

Ringrazio Lukas Panzarin per le informazioni.
Bibliografia:
Kirkland J. I., and DeBlieux, D. D. 2010 New basal centrosaurine ceratopsian skulls from the Wahweap Formation (Middle Campanian), Grand Staircase– Escalante National Monument, southern Utah ; in Ryan, M.J., Chinnery-Allgeier, B.J., and Eberth, D.A. (eds.) New Perspectives on Horned Dinosaurs: The Royal Tyrell Museum Ceratopsian Symposium, Bloomington, Indiana University Press, p. 117 – 140.

26 maggio 2010

LA SETTIMANA PIU' CERATOPSIDE DELLA STORIA STA PER INIZIARE! Prima Parte: _Ajkaceratops_ Osi et al. 2010, Il Primo Ceratopso Europeo!

Vi ricordate che all'inizio dell'anno scrissi che il 2010 non sarebbe stato l'anno dei theropodi, bensì di un altro gruppo di dinosauri? Bene, finalmente il momento è arrivato.
Da oggi è ufficialmente iniziata la settimana più ceratopside della storia dell'umanità! Vedrete tante di quelle novità che non crederete ai vostri occhi.
Siamo stati abituati a pensare, da piccoli, che la storia dei ceratopsi si potesse riassumere in queste due fasi: origine asiatica di forme di piccola e media taglia (i Ceratopsi basali non-Ceratopsidi), poco spettacolari, e successiva migrazione in Nordamerica con origine delle forme più grandi e ornamentate, i Ceratopsidae (mi scuso coi miei amici ceratopsologi per la grossolana semplificazione della storia) come  Centrosaurus, Pentaceratops, Chasmosaurus, Pachyrhynosaurus e Triceratops.
Da questa settimana, cambia tutto.

_Alanqa saharica_ (Ibrahim et al., 2010) by Davide Bonadonna

Continua la serie di paleoartisti nostrani, nonché amici del vostro blogger theropodologico, ingaggiati per illustrare nuove ricerche internazionali. La scorsa settimana ho parlato di Lukas Panzarin. Oggi parlo di Davide Bonadonna.
Recentemente, Davide mi ha mostrato in anteprima una tavola che ha realizzato per Nizar Ibrahim, paleontologo dell'Università di Dublino che sta compiendo numerose ed interessanti ricerche nelle formazioni del Marocco, tra cui i letti del Kem Kem. La tavola ha per tema un nuovo pterosauro nordafricano, Alanqa saharica, pubblicato oggi (Ibrahim et al., 2010), coevo di theropodi come Spinosaurus, Deltadromeus, Carcharodontosaurus e Kemkemia.
La parola "Al Anqa" significa "fenice". Qualcuno conosce altre fenici alate del Cenomaniano della Placca Afroarabica? ;-)

23 maggio 2010

I Theropodi di Oz (Agnolin et al., 2010)

I theropodi dell'Australia stanno rivivendo una seconda giovinezza. Ciò è un'ottima notizia, considerando la relativa frammentarietà dei resti, e le ipotesi contrastanti sulle loro affinità filogenetiche e paleogeografiche. In una recentissima revisione dei dinosauri australiani, Agnolin et al. (2010) rivalutano buona parte del materiale enigmatico raccolto nell'ultimo secolo.
Rivediamo i casi più interessanti.

21 maggio 2010

_Jeyawati_ (McDonald et al., 2010) by Lukas Panzarin

Nel numero del Journal of Vertebrate Paleontology uscito in questi giorni è pubblicato un nuovo hadrosauroide basale nordamericano, Jeyawati (McDonald et al. 2010). Non mi soffermerò molto sulla parte scientifica dello studio, dato che le mie competenze nel campo ornithopode non sono paragonabili a quelle che fondano il tema principale di questo blog.
Menziono questo interessante nuovo studio per segnalare, campanilisticamente, la Fig. 11B, una ricostruzione in vivo della testa dell'animale, realizzata dal nostro carissimo Lukas Panzarin
Come sempre, ineguagliabile ritrattista di ornithischi.
...E QUESTO E' SOLO UN ASSAGGIO!!!!
Prossimamente, su Theropoda...

Bibliografia:
Mc Donald, AT, Wolfe, DG, Jirkland JI, 2010 - A new basal hadrosauroid (Dinosauria: Ornithopoda) from the Turonian of New Mexico. Journal of Vertebrate Paleontology 30: 799-812,

20 maggio 2010

Un piccolo genio della Paleoarte

In questo blog ho parlato spesso di paleoarte. Ho citato e mostrato le opere di grandi artisti, sopratutto italiani. Ho anche criticato la diffusione di molta "pseudo-paleoarte" di seconda categoria, molto spesso basata su scarsa conoscenza scientifica e su una grossolana ricopiatura di opere pre-esistenti. Sia chiaro, tutti hanno il diritto di creare opere ispirate ai dinosauri, ma non tutti possono essere messi sullo stesso piano qualitativo. Inoltre, le mie critiche devono essere viste come uno sprone verso una sempre più ampia diffusione di paleoarte accurata e valida scientificamente: buona paleoarte è in simbiosi con buona paleontologia, sopratutto a livello divulgativo. Ovviamente, i bersagli delle mie critiche non sono i giovanissimi o i bambini, nei quali il dinosauro è prima di tutto un'espressione della loro fantasia e creatività, emotività e passione. Oggi, tuttavia, farò un'eccezione e parlerò proprio dell'opera di un bambino.

Buon Decimo Compleanno, "Sue"!


19 maggio 2010

V come Dinosauroide?

Parentesi più ultrazionale che theropodesca, ma trattando di theropodi (per così dire), merita questa localizzazione.
Vi ricordate il Dinosauroide di Russell? L'orribile e scientificamente improponibile versione rettiliana di un ominide, discendente ipotetico dei troodontidi? Se non ricordate, vi rimando a questo dettagliato post di Darren Naish.
Il motivo del mio post riguarda però altro, non scientifico, ma storico-"culturale".

Il theropode di Montmirat

In questi giorni sono molto impegnato con il "coccodrillo di Portomaggiore" e non ho avuto modo di dedicarmi troppo al blog. Inoltre, anche se non rientra direttamente nei temi di Theropoda, questa settimana è stata molto interessante sul lato dei sauropodomorfi, con la ridescrizione di Anchisaurus e Barapasaurus, e la definitiva conferma che Azendohsaurus non è un sauropodomorfo, né un saurischio, né un dinosauro, né un archosauriforme.
Ispirato da una nuova interessante espansione del Theropod Database, oggi parlo di un theropode frammentario ed enigmatico, al quale purtroppo è stata dedicata poca attenzione.

13 maggio 2010

I primi uccelli volavano?


Tre theropodi con piumaggio complesso. Ma quanti di loro erano volatori?
Al giorno d'oggi, gli uccelli sono il simbolo del volo, e le piume sono il simbolo degli uccelli. Tuttavia, penso che ormai vi stiate abituando che in paleontologia non si deve dare nulla per scontato. 
Anche se più di un secolo di paleontologia ha mantenuto viva l'idea che origine degli uccelli, origine del piumaggio ed origine del volo fossero differenti manifestazioni di un unico fenomeno, oggi sappiamo che il piumaggio è comparso ben prima degli uccelli.
E il volo?
In fondo, molti ormai chiamano gli uccelli i "dinosauri volanti". Ma sarà proprio vero che il volo comparve con gli uccelli? Possiamo stabilire se i primi uccelli, come Archaeopteryx e Confuciusornis, erano volatori, capaci di battere le ali e di librarsi in aria? Oppure abbiamo stabilito che, essendo uccelli, quei due animali erano per definizione capaci di volare, ma senza testarlo scientificamente?
Sia lo ossa che le penne fossili ci danno una risposta abbastanza chiara...

12 maggio 2010

_Austrocheirus_ Ezcurra et al. 2010: una mano inattesa (ed una coda intrigante)

Sempre più prove dimostrano che l'immagine stereotipata della fine del Mesozoico, ovvero "Tyrannosaurus e Triceratops", non rappresenta la totalità della Terra in quel momento. Mentre i più famosi beniamini preistorici si trastullavano nella zona centrosettentrionale del Nord America occidentale, altre faune, ancora poco note, prosperavano altrove. Ad esempio, una fauna veramente interessante è quella che sta emergendo nel sud della Patagonia, dove, alla fine del Cretacico, persistevano i discendenti modificati di linee che, fino a pochi anni fa, ritenevamo essersi estinti a metà del Cretacico. Chiamare queste faune dei "mondi perduti" o "rifugi per fossili viventi", "relitti giurassici", sarebbe una miope ottusità "laurasiocentrica". Quelli erano ecosistemi evoluti e variegati al pari delle blasonate faune del Nemegt e dell'Hell Creek, dove prosperavano dromaeosauridi giganti (Austroraptor), megaraptori (Orkoraptor), titanosauri di piccole ed enormi dimensioni (Saltasaurus, Puertasaurus), cerapodi (Talenkauen), abelisauridi (Carnotaurus, Abelisaurus), noasauridi (Noasaurus) ed enantiorniti. Un nuovo tassello di questo puzzle patagonico è stato pubblicato questa settimana. Esso, oltre ad espandere la diversità dei theropodi patagonici, ha numerose ed interessanti implicazioni generali.

11 maggio 2010

Coming Soon: Uno schiaffo a mano aperta alle pretese di _Limusaurus_!

Vi ricordate la discussione sulla mano di Limusaurus? Secondo alcuni, essa dimostrerebbe che le dita della mano degli uccelli sono il II, III e IV (come sostengono anche quelli del BAND e una parte degli embriologi) e non il I, II e III, come sostiene la maggioranza dei paleontologi. Ebbene, un nuovo fossile probabilmente aggiunge nuovi dati alla questione, aiutandoci a risolvere questa intricata diatriba sulle mani dei theropodi.
Per comprendere bene ciò di cui sto per parlare, vi suggerisco nel frattempo di rileggere questo post.

Prossimamente, su Theropoda...

10 maggio 2010

Questo blog è contro la mercificazione della donna... e del dinosauro!

Un dromaeosauridae "nudo" che fa la lap dance (da qui
Nota tecnica per i lettori affezionati: aldilà dell'assenza di piumaggio, questa animazione, apparentemente realistica, ha invece numerosi errori anatomici a livello di arti anteriori (disarticolati), regione pubica (inesistente e più simile a una lucertola che a un dinosauro) e coda (piatta e troppo muscolosa)...

Questo post molto frivolo (e ultrazionale) è una piccola provocazione che spero non farà infuriare troppo alcune persone. L'immagine qui sopra e l'ispirazione della provocazione mi sono state indotte da Tom Holtz. 
Questa la mia provocazione: 
Possibile che l'attaccamento morboso di certi fan del "dromaeosauro senza penne" sia analogo al modo morboso con cui certi uomini hanno l'abitudine di frequentare i locali di spogliarelliste? Siccome non sanno amare le donne "vere e vestite" si rifugiano in posti squallidi dove la donna è ridotta ad oggetto, come piace a loro. Forse, come sempre, esagero nelle mie analogie.  
Eppure, qualcosa di simile potrebbe esserci. Non so voi, ma a me una donna nuda che si struscia contro un palo per denaro ha sempre fatto solo una grande tristezza. Pur essendo un grande estimatore della bellezza femminile, non vedo nulla di attraente e piacevole in certe esibizioni. Analogamente, passando a temi ben più leggeri, un dromaeosauro senza penne mi fa lo stesso effetto pietoso e un po' triste di questi bizzarri galletti nati "nudi" (molto interessanti perché mostrano chiaramente la postura naturale degli arti). 
Viva il piumaggio, sinapomorfia dei dinosauri!

09 maggio 2010

_Deinocheirus_ vs. _Therizinosaurus_...?

In varie occasioni ho sottolineato i meriti ma anche i limiti di qualsiasi estrapolazione delle dimensioni di dinosauri giganti noti solo da resti frammentari. Ciò, sopratutto, nei casi in cui tali estrapolazioni non erano basate matematicamente su serie di dati, bensì su non ben precisate ricostruzioni o singole proporzioni. Se nessuno di noi conoscesse nulla di Tyrannosaurus a parte le sue braccia, potremmo ipotizzare qualcosa sul suo aspetto generale basandoci unicamente su Dilong o Raptorex? Ad ogni modo, recentemente, qualcosa in merito ai due theropodi più enigmatici della Formazione Nemegt (Deinocheirus e Therizinosaurus, entrambi noti prettamente da arti anteriori) è stato pubblicato.

08 maggio 2010

Non di solo Theropoda vive l'uomo - Quinta Parte: Revisioni e Visioni

In questi giorni sono molto preso dalle pubblicazioni che sto preparando, e non ho molto tempo per il blog. Una pubblicazione è stata appena terminata ed è in revisione, un'altra è in fase di conclusione, mentre quella sul "Coccodrillo di Portomaggiore", il Metriorinchide italiano, è già stata visionata dai revisori.
Sempre a proposito di questo studio, ieri sono stato al Museo Capellini di Bologna, proprio per discutere con Federico Fanti, co-autore dello studio, di tutte le questioni relative all'articolo.
Tra una birra, racconti tunisini, orme non-identificate e divisione dei compiti, abbiamo anche girato l'ultimo ciak del documentario su questo fossile, ad opera di Andrea Pirondini
Il finale, forse poco scientifico e molto più leggero del resto, ma speriamo non troppo impressionante date le facce abbioccate dei protagonisti, si è trascinato per l'impossibilità dei due attori di restare seri.
Tutti dovrebbero avere uno scheletro di sauropode in salotto...

05 maggio 2010

Paolo Uccello, il Primo Paleoartista?

In un mondo di paleoartisti che partono dai dinosauri per creare animali fantastici, è piacevole scoprire casi di reali artisti che partendo da animali fantastici hanno creato delle parvenze di dinosauri. Questo post sconfina in ambiti di altri blog. Mi scuso preventivamente per l'eventuale serie di idiozie che probabilmente sto per scrivere data la mia ignoranza in materia.
Tutto nasce da un'opera di un artista del 1400 che ho trovato in rete.

04 maggio 2010

Scale di Tempo Profondo

Una ricostruzione di Iguanodon, come era interpretato tre minuti fa 
(autore sconosciuto: se qualcuno può aiutarmi a identificarlo...)
La vastità del Tempo Geologico è difficile da comprendere. In paleontologia siamo soliti esprimerci in MegaAnni (Ma: Milioni di anni), e raramente scendiamo a scale di tempo più brevi. Ciò produce una dissociazione tra i tempi "normali" della nostra vita, scandita da secondi, minuti, ore, giorni, mesi e anni, e quella del Tempo Profondo, che macina MegaAnni. La dissociazione è così forte che raramente ci soffermiamo veramente sulla differenza abissale tra queste concezioni cronologiche. Si parla tranquillamente di "65 milioni di anni" anche se, a livello profondo, nessuno di noi può concepire realmente una tale vastità di tempo.
Molti divulgatori hanno tentato di colmare questo divario tra tempo vissuto e Tempo Profondo introducendo delle metafore. Ad esempio, si è immaginato di comprimere l'intera storia della Terra in un anno e di vedere in quali mesi si collocavano i vari episodi geologici. Metafore analoghe, ma più spinte, hanno compresso tutto in una sola giornata. In entrambi i casi, tuttavia, io trovo dei limiti all'utilità di queste metafore.
Questi esempi mostrano bene le relazioni tra gli eventi, ma hanno il difetto di non trasmettere ancora la vastità del Tempo Profondo. Cosa voglio dire? Se comprimiamo la storia della Terra (4,7 miliardi di anni) in un anno (365 giorni), dobbiamo collocare quasi 13 milioni di anni al giorno, ovvero, circa mezzo milione di anni ogni ora. Questo significa che anche con questa contrazione, l'intera scala dei nostri normali tempi vissuti si comprime enormemente, dato che ben 150 anni di storia sono ridotti ad un singolo secondo. Dato che nessuno di noi ha mai sperimentato nella sua vita ben 150 anni, risulta che i tempi "normali" vengono compressi ad una scala microscopica, diventando eventi non comprensibili. Se vi dico che 20 anni equivalgono a 13 centesimi di secondo, voi cosa guadagnate? Qualcuno di voi riesce a "concepire" 13 centesimi di secondo? Dubito. Quindi, il tentativo di comprimere tutto in un anno per "capire" il Tempo Profondo produce però la perdita di contatto con il "tempo normale", che viene ridotto a frazioni impercettibili di secondo.
Io propongo quindi la seguente metafora, che ha il pregio di comprimere una dimensione di tempo che tutti abbiamo vissuto, l'anno, in una dimensione di tempo che tutti comprendiamo, il secondo.
Ovvero, un tempo concepibile, l'anno, diventa un altro tempo concepibile, il secondo. Badate che questo non accade nelle classiche "compressioni cronologiche", dove un anno diventa un centesimo di secondo (o anche meno). Così facendo, non solo avete la possibilità di comprimere la vastità del Tempo Profondo in scale "concepibili", ma non rischiate di comprimere i tempi normali in "scale microscopiche".
Ad ogni modo, ecco il risultato:

03 maggio 2010

_Majungasaurus_ (anfibio?) e la morte di Platone (filosofo?)

Vi ricordate il mio post sul pensiero tipologico? Sebbene fosse focalizzato sulla tassonomia, esso ha una valenza generale e può essere considerato un monito per tutti i rami della paleontologia, inclusa la paleoecologia e l'anatomia morfofunzionale (branche che vengono erroneamente sbandierate da alcuni poco informati, come parte della "paleobiologia"*).
Ovvero, molti "pensatori platonici" pensano che gli animali siano incasellabili in categorie rigide e cristalline, in compartimenti stagni, all'interno dei quali l'animale occuperebbe una rigida e precisa posizione. Da qui nascono le numerose discussioni senza capo né coda sull'attività predatoria di Tyrannosaurus, sullo stile di caccia dei dromaeosauridi (presi in toto, senza discussione sulla varie specie di Dromaeosauridae, spesso molto differenti tra loro) o altre ottuse speculazioni incapaci di vedere una continuità eco-morfo-filogenetica tra le varie "categorie" in cui tendiamo a collocare gli organismi. 
Tale incapacità è stata discussa e demolita nel dettaglio anche in altri studi che ho citato in passato.
Oggi torno su una mia ipotesi piuttosto nota e molto fraintesa. Sì, parlo di Majungasaurus e della sua probabile natura ibrida di animale terricolo ma anche fornito di incipienti adattamenti anfibi. 
L'obiettivo qui non è di riproporre l'ipotesi (c'è già un post relativo) bensì di mostrare come molte delle opposizioni all'ipotesi siano filosoficamente riconducibili alla persistenza del pensiero tipologico.

02 maggio 2010

I theropodi sono come la moda e la musica?

L'arto posteriore in Tyrannosauridae e Ornithomimidae è molto simile...

Vi ricordate la Seconda Legge di Holtz?

II-Theropod, thy name's homoplasy!

Tradotta per i non esperti, la II LdH dice che nell'evoluzione dei theropodi la convergenza evolutiva è molto frequente: l'evoluzione indipendente e multipla di strutture simili in differenti linee evolutive, spesso la perdita secondaria in modi simili di stesse strutture, la somiglianza marcata di parti anatomiche di theropodi non direttamente imparentati. 
Viene da paragonare lo scheletro dei theropodi a certi commenti sulla moda o sugli stili musicali degli ultimi decenni, spesso accusati di essere solamente delle semplici riproposizioni di invenzioni di decenni precedenti, cose già viste, prive di reale originalità. L'evoluzione dei theropodi non aveva "originalità"? Aldilà della metaforica "personificazione" dell'evoluzione di un clade (accusato di essere poco creativo), in effetti, chi segue questo blog da tempo saprà che Megamatrice nasce proprio dall'esigenza di dare un minimo di senso alle decine di ipotesi alternative formulate sulle parentele dei theropodi, alternative tutte nate non tanto per un qualche bizzarro anarchismo scientifico, ma perché, effettivamente, le numerose evoluzioni convergenti di morfotipi simili tra loro avvenute in linee differenti permettono le proposizione di ipotesi spesso in conflitto tra loro.
Ecco una veloce carrellata di somiglianze tra theropodi appartenenti a linee distinte, che, in passato, sono state considerate prove di parentela diretta, o che, a mio avviso, richiederebbero dei test (come appunto Megamatrice):